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Cinema e musica - L'analogia musicale dalla teoria alla prassi

Dipartimento di Filosofia, Università degli Studi di Milano, 2004


Anni Dieci e Venti
L'interesse principale per i primi teorici e cineasti degli anni Dieci e Venti, era quello di mostrare la "specificità" del nuovo mezzo espressivo attraverso un confronto con le arti che lo hanno preceduto. Proprio in questo contesto, uno dei parallelismi più dibattuti, che ha avuto fra le sue fila molti e diversi cineasti europei, è quello che vede paragonato il cinema alla musica.
Parallelamente alle prime analisi in ambito teorico, come le teorie di Ricciotto Canudo, si esamineranno le applicazioni nella prassi. Partendo dalle teorie di Ricciotto Canuto, dai primi esperimenti di "musica cromatica" dei fratelli Arnaldo e Bruno Ginanni Corradini e di Léopold Survage, si arriverà al cinema tedesco degli anni Venti attraverso l'opera di autori come Ruttmann, Eggeling e Richter, che sposarono nelle loro ricerche l'astrattismo con il problema del tempo e del ritmo. Qui si sviluppò il concetto di "sinfonia visiva", espressione utilizzata per designare progetti articolati secondo modelli ritmici e combinazioni analogamente simili a quelle musicali, ma trattando materiale non astratto; a questo proposito sono centrali film come Berlin. Die Symphonie einer Grosstadt (1927), Melodie der Welt (1929) di Ruttmann.


Dagli anni Venti all'avvento del sonoro
Dai primi anni Venti fino all'avvento del sonoro la sinfonia visiva è il cuore delle ricerche sull'essenza del cinema. In Francia, paese in cui il discorso "essenzialista" è più sentito e trattato, domina la dialettica tra la poetica del cinema puro e la volontà di estendere le soluzioni dell'avanguardia al cinema di più largo consumo. Cosicché la sinfonia visiva rappresenta la possibilità di un cinema né narrativo né astratto, capace di fornire una legge di organizzazione formale rigorosa.

L'avvento del sonoro
Con l'inizio degli anni Trenta, e quindi con l'avvento del sonoro, l'approccio teorico comparativo e, in particolare, l'analogia musicale furono abbandonati. Rispetto al declino teorico del pensiero "musicalista" fa eccezione il percorso estetico ed analitico del cineasta sovietico, Sergej Michailovic Ejzenštejn, il quale, nelle suoi scritti (a cominciare dai saggi della fine degli anni Venti fino alle ultime riflessioni prima della sua morte avvenuta nel 1948), recupera questa tradizione di pensiero portandola al suo momento più ambizioso e maturo.
Con l'avvento del sonoro, se da una parte è sicuramente vero che il dibattito teorico legato all'analogia musicale si attenua moltissimo dopo il suo apogeo nell'era del muto, dall'altra le concezioni estetiche da esso derivate continuano invece a rimanere elemento fertile per diverse opere successive: dal Aleskandr Nevskij dello stesso Ejzenštejn (strettamente legato alla sua ricerca teorica) a film di autori più moderni. Tuttavia, negli anni del sonoro, si osserva in maniera programmatica e strutturale nelle pressi cinematografiche, l'applicazione del modello estetico legato alla "musicalità".
A differenza degli anni del muto, con l'avvento del sonoro comincia a crearsi un divario sempre più profondo tra sperimentazione e cinema di normale distribuzione cosicché anche per il nostro discorso si aprono due possibili vie. Da una parte si potrebbe ricercare le influenze della tradizione "musicalista" proseguendo nell'analisi del cinema non-narrativo o comunque non a soggetto, dall'altra cercare la presenza e le influenze dell'analogia musicale in relazione al problema della narrazione e della messa in scena.

Dagli anni Sessanta agli anni Settanta
Alla fine degli anni Sessanta il teorico Noël Burch riprese la comparazione tra cinema e musica rileggendola in maniera profondamente personale nel suo Prassi del cinema, in cui espone un parallelo tra i procedimenti compositivi della musica contemporanea seriale e post-seriale e la concezione moderna di alcune opere filmiche.
Tra gli anni Sessanta e Settanta, seguendo l'evoluzione del concetto di "sinfonia visiva" nella nozione di "film-experience", torna a incarnarsi il sogno di un cinema assoluto che, come si vedrà, assume connotazioni più complesse e dialettiche riguardo all'idea di esperienza universale non-verbale.

Dagli anni Ottanta ad oggi
Diversi autori, da Kubrick a Bergman, da Tati a Straub e Huillet, affrontarono all'interno del cinema narrativo, attraverso sensibilità differenti e ambiti di ricerca spesso lontani, il problema della costruzione formale dell'opera determinata dalla presenza strutturante del suono e della musica. Nell'organizzazione di alcune sequenze o addirittura di tutto il film, si ripresenta la necessità formale di una costruzione di tipo "musicale" recuperando elementi e soluzioni presenti nei film più o meno sperimentali del periodo del muto, frutto del dibattito sull'analogia musicale.
Negli ultimi anni, nel campo teorico, si ritrova della tradizione "musicalista" nel lavoro di due studiosi francesi: Laurent Jullier e soprattutto Michel Chion.
Sotto l'analogia musicale si nasconde la concezione del cinema come sistema di sistemi, ossia come metalinguaggio contenente fra le sue possibilità espressive la costruzione narrativa senza che essa prevalga e divenga il fattore principale nella creazione dell'opera. Attraverso il concetto di analogia musicale sono sottesi meccanismi di strutturazione dei diversi piani linguistici (determinati dall'eterogeneità del materiale filmico) comuni all'organizzazione della composizione musicale.

 

Menzione speciale al Fano International Film Festival 2005
"Per l'attenzione e l'impegno con cui l'autore affronta il tema dell'analogia musicale nel cinema scrivendone con sensibilità e competenza attraverso le diverse fasi storiche. Gabriele Agresta si sofferma sulle opere e gli autori scelti tra quelli più utili ad esemplificare la sua analisi. L'ampia e coerente bibliografia offre infine l'opportunità di approfondire ulteriormente i dettagli della sua indagine, che si rivela comunque complessa ed esaustiva."

 

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